Enterprise 2.0 tra teoria e realtà

Enterprise-2-0-graphicSono passati ormai alcuni anni da quando Andrew McAfee ha coniato il termine “Enterprise 2.0” all’interno del paper “Enterprise 2.0: The Dawn of Emergent Collaboration” pubblicato sul MIT Sloan Management Review.

La definizione di Enterprise 2.0 data da McAfee è la seguente: the use of emergent social software platforms within companies, or between companies and their partners or customers.

Sembra quindi che la chiave del modello Enterprise 2.0 sia da ricercare nell’utilizzo di strumenti di comunicazione (le cosiddette piattaforme “2.0”) che consentano di portare all’interno delle organizzazioni aziendali i modelli di comunicazione che nel tempo si sono consolidati e sono divenuti tipici del Web 2.0.

Semplificando di molto il discorso sarebbe come dire che, portando una qualche versione di Facebook in azienda, questa potrebbe dirsi a tutti gli effetti dotata di una vera organizzazione Enterprise 2.0.

Chi ha avuto modo di lavorare su progetti etichettati come Enterprise 2.0 sa bene che la realtà, sfortunatamente, è ben diversa e che spesso la tecnologia, che molti ritengono sia l’oggetto della fornitura di un progetto Enterprise 2.0, è soltanto una parte minoritaria dello scenario complessivo che deve coinvolgere tutta l’organizzazione aziendale.

Per essere ulteriormente chiari: se siete un’azienda e volete andare nella direzione dell’Enterprise 2.0, cosa che nella maggior parte dei casi rappresenta un’eccellente scelta strategica, quello che vi serve non è una piattaforma software, almeno non soltanto e non subito.

Quello che vi serve è capire come un’organizzazione più “sociale”, nella quale le comunicazioni sono più agili e le informazioni vengono veicolate con modalità molto semplificate, possa essere realmente utile al vostro business. Vi serve inoltre comprendere che “social”, almeno nella sua connotazione pubblica e distribuita, significa trasparenza, misurazione della performance, anche quella personale, attraverso strumenti di ranking e tagging, e generazione fisiologica di gerarchie basate sul merito che a volte possono essere in contrapposizione con i classici organigrammi aziendali.

Se tutto questo non vi spaventa allora siete davvero pronti per iniziare un cammino verso modelli di comunicazione e collaborazione tipicamente (ed impropriamente) detti “2.0”.

A quel punto, quando la vostra organizzazione sarà preparata a confrontarsi in ambito Enterprise con i modelli sociali mutuati dal Web 2.0, potrete analizzare con più attenzione cosa offre il mercato del software, coscienti di dotarvi non di una “Enterprise 2.0 Platform”, ma più propriamente di uno strumento tagliato e cucito sulle vostre esigenze di comunicazione e collaborazione, probabilmente molto diverse da quello del resto del mercato.

Non crediate che esistano “soluzioni” per l’Enterprise 2.0, più ragionevolmente sarà necessario dotarsi di piattaforme, commerciali oppure open source, che dovranno essere personalizzate ed integrate nei sistemi informativi esistenti e che progressivamente inizieranno a fornire servizi di business e non esclusivamente di comunicazione e collaborazione.

Se volete approfondire il tema vi segnalo su Slideshare la mia presentazione Enterprise Communication beyond 2.0 realizzata in occasione di una lezione al Poltecnico di Milano.


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  • Alessandro Prunesti |

    Condivido in pieno le riflessioni emerse in questo articolo: le tecnologie collaborative non possono esprimere le loro potenzialità, e anzi sono contropruducenti, se prima non si riconfigurano i processi organizzativi e di comunicazione interna.
    Un altro fattore critico, mutuato da un po’ di esperienza pratica, è dovuto alla difficoltà di molti profili tecnici, durante lo sviluppo di piattaforme collaborative, a comprendere la natura nuova e, per alcuni versi, dirompente dei meccanismi di comunicazione orientati al “social” (condivisione, following, ranking dei contributi giudicati più interessanti dalla community aziendale).
    Da qui la necessità, in fase di sviluppo della piattaforma, di afficancare a profili tecnici anche personale esperto in risorse umane e comunicazione interna.

  • Gianluigi Zarantonello |

    Sono perfettamente d’accordo ed è un tema con cui mi sto confrontando professionalmente anche in questo periodo.
    Come ho avuto modo di scrivere più volte, sia il “web 2.0″ sia l'”enterprise 2.0” non esistono in sè, ma sono tecnologie abilitanti per persone che però devono diventare loro stesse 2.0, ossia collaborative all’interno di reti di networking.
    Cfr. anche http://internetmanagerblog.com/2009/10/11/i-principi-delle-reti-sociali-applicati-alla-comunicazione-interna-e-allorganizzazione/
    Non è semplice, e l’input non deve partire da chi si occupa di pura tecnologia…

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