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Mi chiamo Justin e stampo cuori in 3D

justin

Di stampa 3D si parla tanto, e spesso se ne parla a sproposito.

Ci sono quelli preoccupati perché il proprietario di una stampante 3D potrebbe in teoria stamparsi a casa propria un’arma da fuoco funzionante, ma ci sono anche quelli entusiasti perché finalmente con la giusta stampante 3D potranno stamparsi direttamente una casa (anche senza pistola).

Come spesso accade però, in casi di innovazione tecnologica pura, non guidata cioè da precise strategie preliminari legate al mercato, si rischia di perdere di vista le reali potenzialità immediate della tecnologia.

Nel caso della stampa 3D c’è fortunatamente qualcuno che ha avuto una buona idea, si tratta di Justin Ryan, un ingegnere biomedico e ricercatore alla Arizona State University.

Justin si è reso conto che al Children’s Heart Center del Phoenix Children’s Hospital, i cardiologi pediatrici avevano alcune difficoltà nell’analizzare il cuore dei piccoli pazienti durante la fase di preparazione di un intervento chirurgico.

Il problema risiedeva essenzialmente nel fatto che, basandosi su rilevazioni strumentali come la TAC, il cuore da analizzare poteva essere rappresentato unicamente come modello tridimensionale realizzato al computer, cioè con rappresentazione bidimensionale, con tutte le limitazioni che questo comporta.

L’idea di Justin, semplice ed azzeccata, è stata realizzare un modello 3D del cuore in grado di essere inviato ad una comunissima stampante 3D e, con appena tre ore di stampa ed un’ora di post-produzione, poter mettere nelle mani del chirurgo un modello solido uguale in tutto e per tutto al cuore del piccolo paziente.

Il risultato sorprendente è questo:

I vantaggi di questo approccio sono evidenti, il medico può “toccare” il cuore da operare prima di cominciare l’intervento, può studiare una strategia operatoria migliore, può essere più preciso nella comunicazione con collaboratori e i parenti, ecc.

A questo punto non resta che procurarsi una stampante 3D e provare ad utilizzarla come strumento per abilitare l’innovazione, non solo a percepirla come innovazione fine a se stessa. Sul mercato ce ne sono ormai moltissime, a voi l’imbarazzo della scelta.

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